NAKBYTE "Stuxnet" ((R)esisto Distribuzione)
“Stuxnet” è il nuovo singolo della band leccese Nakbyte, che anticipa l'album “Inclined”, disponibile su tutte le piattaforme digitali, management e promozione a cura di (R)esisto Distribuzione.
Così la band pugliese presenta il nuovo lavoro: Il brano “Stuxnet”, rappresenta un’idea di esplosione! “Stuxnet” è suono e simbolo di una modalità di difesa e attacco, è una libera interpretazione all’interno di una storia che non ha bisogno di essere interpretata: la storia di un malware realizzato negli Stati Uniti d’America che aveva come obiettivo quello di attaccare una centrale nucleare iraniana e che, per la prima volta nella storia, aveva la caratteristica di poter infliggere un danno fisico, non solo informatico. “Stuxnet”, per il progetto Nakbyte, è un punto di partenza, un punto di lancio, per attraversare dirompentemente i discorsi e le pratiche dell’imperialismo, non solo informatico e geopolitico, anzi. “Stuxnet” può rappresentare quel virus dal quale dobbiamo difenderci (forse per questo le maschere laser), il virus del controllo, della dominazione; “Stuxnet” forse rappresenta il dominio sull’uomo, il dominio sull’arte, e certamente rappresenta il pericolo che corriamo, ogni giorno, in guerra, quando non ricordiamo gli effetti che può causare un attacco ad un sito nucleare. Questo lo vediamo nei riferimenti a Chernobyl. Con questo brano, i Nakbyte offrono al mondo di chi vuole ascoltare un inno all’esplosione, un invito a brillare, perché, come il testo stesso del video dice, “tu sei fuoco, energia che muove il mondo e lo distrugge”.
Per noi “Stuxnet” – dichiara Pierluigi, batterista della band - è un simbolo: rappresenta autonomia, rappresenta libertà. È la bandiera di chi ha deciso di non piegarsi o vendersi, di chi ha deciso di resistere all’imperialismo musicale e culturale, all’imperialismo tecnologico.
Con Nakbyte – parla Marco, chitarrista della band - esploriamo il punto di rottura nella contorta relazione tra uomo e digitale: dove finisce la privacy, dove iniziano le guerre invisibili e quanto del nostro arbitrio abbiamo già delegato alle macchine. Abbiamo fuso le trame cerebrali del progressive, l'urgenza dell'elettronica e l'attitudine dell'underground per tradurre in suono il battito meccanico di un'infezione programmata, reale, attuale.

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