lunedì 6 aprile 2020

Perché i pianisti studiano Bach?

Johann Sebastian Bach | Ilustração, Cantores, Padre fabio de meloPerché i pianisti studiano Bach?
1685, nasce in Germania Johann Sebastian Bach, e il suo destino era già segnato: apparteneva alla famiglia di musicisti più famosa all’epoca, perciò venne rigorosamente cresciuto a pane e pentagramma. La vastità del repertorio da lui composto non ha eguali, e la sua influenza è tangibile nelle opere dei grandi venuti dopo di lui (Mozart, Beethoven, Schumann, Chopin, che lo ammiravano moltissimo).  Bach scrisse musica vocale (avendo lavorato per gran parte della sua vita in ambienti ecclesiastici) e musica da camera per vari strumenti, ma le sue composizioni più note sono quelle per organo e per clavicembalo.  Oggi prenderemo in esame due volumi che ogni pianista possiede nella propria libreria: il clavicembalo ben temperato, vasta e visionaria opera che approfondisce lo studio di questo strumento, esplorando, con un totale di 48 coppie di brani (preludi e fughe) tutte le tonalità della scala cromatica.  Bach amava il clavicembalo, era lo strumento che da sempre aveva accompagnato la sua crescita artistica. Difficile invece era il suo rapporto con il pianoforte (all’epoca ce n’erano ancora pochi ed erano in fase di sviluppo) che lui aveva poche volte suonato, e il cui suono non gli provocava dolci sensazioni.
Immaginiamo ora di essere Bach, oggi, e di entrare in un conservatorio a caso. Sicuramente si fermerebbe sull’uscio di un’aula ad ascoltare un giovane studente di pianoforte approcciarsi ad un suo preludio, ed entrerebbe in escandescenza. Perché allora studiare al pianoforte un’opera scritta per clavicembalo? Ci sono diverse scuole di pensiero. C’è chi è contrario e storce il naso (come farebbe il sommo Johann), c’è chi invece si lascia alle spalle queste limitazioni e appoggia questi libri sul proprio leggio. Certo, il risultato non è lo stesso, sentiti al clavicembalo questi brani rivelano sfumature inedite, ma c’è anche da dire che l’enorme comparto puramente tecnico presente nei due volumi fa scuola ai pianisti sin dall’epoca di Beethoven.  Poi c’è chi ci ha messo del proprio: essendo il clavicembalo uno strumento non dinamico (a differenza del pianoforte), Bach non ha mai scritto indicazioni di forte, piano, crescendo, poche volte si vedono delle legature messe lì ad indicare una certa frase. Ma alcuni revisori hanno interpretato e apportato questi segni per aiutare gli studenti e gli esecutori a comprendere il linguaggio. Anche qui qualcuno potrebbe non essere d’accordo su queste modifiche, ma io faccio sempre il paragone con gli studenti di liceo, che traducono le versioni dal latino all’italiano. Il latino, lingua antica e oggi ormai andata in disuso, l’italiano, simbolo dell'evoluzione è comunque un lessico che noi meglio possediamo (o almeno credo!). Perciò, caro Johann, non crucciarti troppo se la maggior parte dei pianisti non rispetta i tuoi intenti, sappi che nel cuore ti sono devoti e rispettano ogni pagina della tua opera come fosse un sacro testo.
Gabriele Cavallo

I consigli del Panda *2

☆ Rock Panda.。Art By :→: RUSS ☆ | Panda art, Panda drawing ...
I consigli del Panda
Un film, un libro e una canzone. Siete in casa da giorni, in televisione ci sono i soliti programmi, non sapete davvero cosa fare? Il Panda arriva in vostro soccorso con questa rubrica salva-noia che vi consiglierà un film da guardare, un libro da leggere e una canzone da ascoltare, per rendere la vostra giornata piena d’arte.
Il film: Star Wars IV: Una nuova speranza

 Iniziamo con, parere personale, il primo film di una delle saghe più belle di sempre. Star Wars IV: Una nuova speranza, diretto da George Lucas e uscito nelle sale nel 1977, racconta le vicende di Luke Skywalker (Mark Hamill) alle prese con la guerra fra L'Impero Galattico e L'Alleanza Ribelle. Luke, guidato dallo Jedi Obi-Wan Kenobi, che lo introdurrà all'uso della Forza per combattere lo schieramento nemico, scopre che la principessa Leila (Carrie Fisher) è tenuta prigioniera nella Morte Nera, la nave dell'Impero, capeggiata da Lord Dart Fener. Luke e Obi-Wan, in cerca di un'astronave per viaggiare, incontrano Jan Solo (Harrison Ford) e il suo amico Chewbacca, che in cambio di una generosa quantità di denaro, accettano di accompagnarli. Queste sono le basi di un'avventura piena di colpi di scena, viaggi nello spazio, creature di ogni tipo, triangoli amorosi, e l'eterna battaglia fra bene e male, fra giusto e sbagliato. Chi vincerà? ​Che la forza sia con te! 
Il libro: L'arte di essere fragili (come Leopardi può salvarti la vita)
Alessandro D'Avenia, in questo libro del 2016, pone una domanda che tutti, almeno una volta nella vita si pongono: ​'esiste un metodo per la felicità duratura?'D'Avenia racconta come l'incontro con Giacomo Leopardi, visto solitamente come scrittore pessimista, lo abbia aperto ad un aspetto provocante e vitale del poeta. Da qui, lo spunto per rispondere agli innumerevoli quesiti che gli studenti e i ragazzi da ogni parte d'Italia pongono al professor Alessandro. Leopardi ha trovato nella poesia la sua ragione di vita, e noi? Quale sarà il nostro obiettivo, il motore della nostra vita? Una lettura scorrevole e piacevole, con delle risposte che seppur semplici, restano impresse.
La canzone: Domani
Tratta dall'omonimo album ​Domani,questo brano di Fabrizio Moro del 2008 è una vera e propria incitazione a non mollare. Ora come non mai attuale, parla di una vita diversa a causa di un problema, forse l'ennesimo, ma superabile come tanti altri incontrati nel corso degli anni. Con un pò di trucco, un vestito nuovo, e soprattutto con una visuale diversa delle situazioni che ci circondano, Moro ci assicura che il 'domani' arriverà e sarà migliore di oggi, ripetendoci di essere forti. Anche se l'oggi è cupo, in tempesta, anche se 'piove', domani uscirà il sole. 'Dopotutto in fondo anche questa passerà'
Alessandra Altavilla

giovedì 2 aprile 2020

CAFFE' LETTERARIO n°1

Le muse di Kika: La storia infinita tra donne e libri [moda+ ...Proposte di lettura per coltivare la mente….
Matteo Gracis - EDIZIONI CHINASKI
Canapa - Una Storia Incredibile

Il giornalista e scrittore Matteo Gracis presenta CANAPA una storia incredibile, un’opera che racconta le origini, la fortuna, l’evoluzione contrastata e i mille usi di questa “pianta miracolosa”, alternandone la narrazione con l’entusiasmante resoconto delle esperienze che hanno portato l’autore a fondare e dirigere “Dolce Vita”, la più importante rivista italiana sulla cultura della Canapa e sugli stili di vita alternativi. La Canapa come non è mai stata raccontata in un’opera a metà strada tra saggio e memoir, che si avvale di un’appassionata prefazione di Beppe Grillo e di una sentita postfazione di George Jung (il Boston George interpretato da Johnny Depp nel film “Blow”)

Mirko Orlando - EDICOLA EDIZIONI
"Paradiso Italia"

Il fotografo e illustratore Mirko Orlando presenta “Paradiso Italia”, un’opera di graphic journalism in uscita a maggio 2019 per la casa editrice italo-cilena Edicola Ediciones. Temi portanti del reportage sono l’accoglienza e l’integrazione dei migranti che giungono ogni giorno nel nostro Paese.

Tracy Farr - PARALLELO 45
"Dopo la pioggia"

Recensione New York Times
Dopo il successo ottenuto con romanzo d’esordio The life and loves of Lena Gaunt, la scrittrice Tracy Farr presenta Dopo la pioggia (The Hope Fault), una storia famigliare che riflette sulla natura delle relazioni interpersonali, e sull’importanza di accettare la vita anche nei momenti di buio, anche nelle difficili fasi in cui si deve disfare la trama della propria esistenza. L’autrice australiana naturalizzata neozelandese arriva per la prima volta in Italia con una sua opera grazie a Parallelo45 Edizioni, confermando il suo talento e la forza evocativa della sua scrittura.
Antonio Di Lena

PIERDAVIDE CARONE “Nanì e altri racconti…”

Nani E Altri Racconti: Pierdavide Carone: Amazon.it: MusicaPIERDAVIDE CARONE “Nanì e altri racconti…”(Sony Music)
Stando in meditazione realizzi un motivo d’orgoglio che può durare per una Vita s’essa è disciplinata all’aperto, in previsione di un sentimento, un modo sempre migliore per scoprirsi ad accertare il Tempo nell’incolumità di chi ti sta vicino. Ad alzata di mano, una crisi è in corso d’opera, e percepire la fonte dei perché equivale ad una verità per tutti quelli che non hanno il biglietto da visita per temere tutti e nessuno. Tra alti e bassi d’umore espresso appieno in tonalità ci auguriamo tutto ciò che meritiamo, tipo farsi un’idea imminente del pop, egemone sì, ma spesso sgraziato dall’illusione identificata nel rock, che rende variegata l’originalità dell’ironia, di uno spessore silente come la curiosità di vedersi estranei, con la dolce maturità da parte del singolo individuo su ballate non solo d’amore, roba di non poco conto per un cantautore proveniente dai talent-show originati rimanendo inghiottiti in un unico punto di vista, senza sentirsi fatto per fatto. Con una melodia a tutto tondo mandiamo tutto all’aria, compreso il diritto di essere arrabbiati con soggetti d’animare, fissati ad Arte per l’ultima volta con l’impronta di Lucio Dalla, che poi si espandono nel lusso di una voce lineare, nel voler essere chiari e popolari, con quel far discutere coi testi prima di tormentare sonoramente la memoria, senza una dichiarazione di agibilità in versi di poesia decadente, per ricominciare un volo nel senso dello stress fisico che lascia pensare su come investire in un ritorno strumentale in punta di piedi, un elemento di vantaggio ma pur sempre incerto nel ritenersi più che interessanti per ricominciare a fare i viaggi sulla pelle… interpretazioni ficcanti, trattenute adombrandosi per l’occasione. Tra gli attestati di partecipazione si gioca sulle rappresentazioni di un dramma per ricordare solamente una festa di colori, tra lodi e suppliche aventi movimenti lenti, edificanti fintanto che si spera a dismisura per noi, che si focalizzi l’attenzione sulla Natura, con l’alone commerciale da rivedere senza però risparmiare sull’età dei Pierdavide, sulle operazioni di accensione delle sirene d’allarme.
VOTO 8-/10
Vincenzo Calò

99 POSSE “Curre curre guagliò”

Curre curre guaglió (Testo) - 99 Posse - MTV Testi e canzoni99 POSSE “Curre curre guagliò” (BMG)
Ridondanza di uscite chimeriche, da un Destino patriarcale rappato con la trasparenza di un’ironia che non sa più a quale santo votarsi. Una massa di scoglionamenti punita relegandola ad una panoramica estremizzata non per proprio volere fra indelebili segni migratori lasciati sulla pelle dei soliti ignoti, col senso del dovere influenzato da uno stato di palese autoreferenzialità occupato da tenebre dittatoriali. Funky amministrato sognando di aggredire le coscienze di un essere superiore solo ai suoi complessi d’inferiorità, per dichiarazioni ideologiche e incolori elevate al pesante potere di una libertà d’espressione che si percepisce nelle sonorità, dure come muri d’abbattere, di appiglio frequentemente elettronico e di reflusso squisitamente reggae, che pavimentano il moto ondoso dell’Anima, ribelle e simpatica per dialettica scurrile solo se non riesci a comprendere chi sei davvero tra le news conformi alle protezioni asociali, allargatesi al tempo che non si evolve, e che resta sentito dire per una versione tribale che rompa gli argini e induca così a vagare in un deserto etico da filmare senza esitazioni, con quella voce fresca dietro alla quale si cela la realtà precipitata nella compostezza dei cattivi maestri di un’atmosfera che non muta, sancendo fertilità pregressa, obiettiva, perdurando sui temi caldamente universali, sfregiati dalla cronaca fatta con quel formalismo che ti stacca dalle origini del peccato di vivere il percorso classista, tracciato utilizzando pure il blues, che si rivela in questo lavoro fintamente longilineo. Un messaggio d’avanzare colma il vuoto del vanto terreno al massimo della sua facilità di guida, che fa divertire fino ad esplodere come cordoglio nel corso di un principio d’autonomia umanitaria. Verdetti plastificati portano appresso i controlli su un territorio impreparato per scavalcare una cosa riconducibile alle armi di guerra, idee da sposare, d’individui da segnare di proposito con capacità morali trasferibili ripartendo da zero, ossia dalle teorie in maniera di acquisizione del Dolore. Per non puzzare inevitabilmente di terrore si fa un pensiero come passanti, ci contiamo sulle dita di una mano, in uno scatto di dignità. Per competenza dialettica il piacere di cambiare aria non ha luoghi per fantasticare, e tieni velocemente la parola nell’ordinaria condizione d’ordinanza, come il vestito attaccato alla pelle e tutto il resto a cascata, argomenti da portare in trasmissione, agli uomini senza pudore che disattivano un sistema operativo per strafare con riserva, giudicandosi come parte pertinente al Destino, quel lusso di piantarsi in asso e divenire autori di una Vita, di un sentimento da immaginare sulla base d’incarichi e nominativi di commercio a richiamare l’orgoglio civile livellabile nell’interesse rivolto ad un’imposizione elettiva che non ci tocca, né migliora la proiettività. Per non sembrare sempre quelli dell’emergenza si ha l’ardire di cantare a priori la concezione dell’essere alieno cogli estremi per una denuncia autorevole, spettacolarizzabile tra la vita e la morte come ad occuparsi comunque di problemi reali senza il divieto di sfumare. Non essendoci lo spazio per la qualità di un prodotto di grande sostanza si interviene con altrettanta violenza per avere delle umili origini in più giocate d’affanni, nel pieno di una cattiva amministrazione più o meno locale, che costa l’ingegnosità urbana, negata all’impaziente ripresa di un aiuto peccaminoso per non risultare appiccicosi come i bulli sulla strada che interpretano alla perfezione l’ufficiosità degli eventi.
Voto: 8+/10
Vincenzo Calò
 

INTERVISTA AD ANDREA GIOPS

L'opportunista, il testo e il video del nuovo singolo di Andrea GiopsIn che consiste la tua maturità?Penso che la maturità consista nella presa di coscienza dei propri pregi e dei propri difetti, per lavorare nella direzione giusta, per affinare i primi e limitare i secondi. Io cerco di farlo, ma penso di non averla ancora raggiunta.
Si deve fare di più per…?Ascoltare gli altri. Oggi vedo tante persone, me compreso, che hanno difficoltà a farlo. Forse siamo troppo concentrati su noi stessi.
Ti sei mai sentito sfruttato dal sistema?No, mai. Dal momento che ho deciso di vivere nel sistema accetto le sue regole. Ovvio che ci sono tante cose che potrebbero migliorare: nel mio piccolo cerco di farlo, informandomi e non fermandomi a quello che mi viene proposto.
La crisi culturale dipende dalla mancanza di veri maestri?I veri maestri ci sono, ma non arrivano la gente. Le persone che oggi hanno visibilità non sono quasi mai degli esempi da seguire, secondo me. Forse è questo che manca nei nostri media, di cui tutti fruiscono. La storia dell’uomo si ripete sempre, dovremmo imparare dai grandi maestri del passato, oppure aspettare pazientemente che ne arrivino di nuovi.
I talent show sono fatti di regole comuni?Certo. Credo che quelle fondamentali siano due: la prima è avere un talento, la seconda è stare bene in televisione.
Pensi d'avere sfiorato o raggiunto le vette della visibilità? Le ho sfiorate con la mia partecipazione ad X-Factor, quell’edizione fu particolarmente fortunata. Ma la popolarità data dalla televisione è temporanea e non dà credibilità: le persone si disaffezionano dopo poco tempo, appena non sentono più parlare di te e se non proponi qualcosa di concreto.
Necessiti ad ogni costo di strumenti musicali per esprimerti?Mi piace esprimermi, comunicare, in ogni sua forma. Meglio se con la musica, dato che è la mia passione. Meglio se con strumenti musicali, dato che mi piace la musica suonata da strumenti veri. Musica acustica.
Esistono investimenti sicuri?Se parli di investimenti economici non ne ho idea, se lo sapessi sarei un uomo ricco. La musica, in questo caso, non penso che sia un settore molto proficuo.  Seguo questa strada per investire su me stesso, sulla mia crescita artistica e professionale. Quando si ha una vocazione credo che vada comunque assecondata: meglio non avere rimpianti.
Ovvio che se si ha una famiglia da mantenere e un lavoro che ti porta via otto ore al giorno diventa tutto molto difficile e bisogna scendere a dei compromessi: purtroppo sono poche le persone che vivono di sola musica, oggi.
Intervista a cura di Vincenzo Calò
 

“V x Vendetta” è il nuovo brano della cantante LOLITA

Lolita | Lolita | Musica | Radio 108 Network “V x Vendetta” è il nuovo brano della cantante LOLITA, prodotto da Build UP(duo di producer professionisti formato da Ale Coma e Rugabeatz) e NO.ME.
LOLITA è un progetto che ha visto la luce con l’omonimo singolo. Il concept dei brani, nati per essere dei singoli a sé stanti ma che presentano un filo conduttore tale da andare a costituire poi un EP, affronta temi “adulti” con un linguaggio visivo sia infantile che allusivo, melodie ipnotiche e orecchiabili con  sonorità che ricalcano le interpreti e cantautrici internazionali contemporanee che hanno rivoluzionato il genere Pop.
LOLITA è un progetto a metà fra l’indie e l’urban, un pop con note alternative che si ispira ai passi compiuti dalle cantanti e cantautrici internazionali che hanno rivoluzionato, appunto, la musica pop.
A proposito del singolo “V x Vendetta” Lolita racconta: “L’ho scritto dopo aver incontrato per caso l’ex crush spezzacuore dei miei 14 anni. Tornata a casa mi sono ritrovata,  mentre mi preparavo ad addormentarmi, a canticchiare questa melodia e ho quasi riso di me stessa. Mi sono seduta e ho continuato a scrivere…”
Ilenia Filippo, 24 anni, è originaria di San Lucido (CS). Si avvicina alla musica da bambina contagiata, così come il fratello Diego, da un padre cantautore da poco scomparso, che mette in musica le sensazioni della disabilità fisica che lo accompagna da sempre. Dall’unione di Ilaria e Diego, nasce Helèna, “duo concettuale” di scrittura e composizione col quale insieme hanno dato vita ad un percorso musicale vario, in lingua italiana ma anche inglese caratterizzato dai suoni particolari (acquosi quasi fiabeschi) della loro musica a metà fra il pop, il rock melodico e l’indie su basi elettroniche miste all’analogico. In totale autoproduzione, pubblicano il primo singolo, Twice, nel 2014 che raccoglie rapidamente visibilità su YouTube. Nel 2015 partecipano alla nona edizione di X FACTOR Italia come un duo nella categoria GRUPPI di Fedez e successivamente all’ esclusione come gruppo durante i Bootcamp, Ilenia viene riportata in gara da Skin (Skunk Anansie) nella sua categoria perchè disse “ho bisogno della tua voce angelica e del tuo mondo, nelle mie ragazze“. Con il Primo Maggio Giù al Sud 2016, inizia ufficialmente un primo tour con 25 tappe in tutta italia. Nel 2017 inizia un percorso di scrittura di brani Alternative Pop/ Elettro Pop (con riferimenti quali Melanie Martinez, Lana Del Rey, Billie Eilish) collaborando con artisti del settore per realizzare un sound unico ed internazionale che fosse un tutt’uno con i testi, inizialmente accompagnata dall’Officina della Musica e delle Parole di Alberto Salerno, noto autore di grandi successi italiani e produttore insieme alla moglie Mara Maionchi di Tiziano Ferro. Il nuovo progetto, che vede la luce con l’omonimo singolo, prende il nome di LOLITA. Finalista ad Area Sanremo 2017 e 2018. Concorrente di The Voice of Italy 2019, entra a far parte del team di Gue Pequeno dopo aver visto girarsi tutti e quattro i coach alle Blind Audition sulle note di una sua versione al piano di “Pezzi di Vetro” di Francesco De Gregori che ha raggiunto un milione di views su YT e migliaia di follower sul profilo IG.
Antonio Di Lena

domenica 29 marzo 2020

Conservatori e lezioni online - pro o contro?


Nuovo libro – Pietre Vive Editore
Sono ormai settimane che, per ottemperare alle drastiche misure prese dal nostro governo, siamo costretti a una vita sedentaria e domestica nelle nostre abitazioni. Una routine ben diversa dal pre-virus, soprattutto per chi, frequentando le università, era costretto ad allontanarsi da casa per giornate intere. È una grande situazione di stallo per la musica viva, condivisa, attraverso l’intesa che solo una presenza fisica può dare. Anche le nostre amate band sono a casa, costrette ad attendere la riapertura dei locali.  La mia riflessione però verte su un importante fattore, protagonista di questa quarantena: il tempo. Quanti di noi spesso dicevano “se avessi un po’ di tempo lo farei” riferendosi a un qualcosa che rimpiangevano di non aver mai fatto. Ecco questo è il momento giusto per darsi degli obbiettivi, per dedicarsi alla riflessione, a un’analisi attenta e, perché no, anche a un esame di coscienza.   Per gli studenti, la situazione è assai complessa. Passare dai larghi ambienti di un ateneo ai freddi e stretti corridoi di casa non è facile. Ma il tempo a disposizione per studiare, quello sì che è oro colato.  I contatti con i docenti però sono necessari, sia dal punto di vista burocratico (il rispetto delle ore e degli appuntamenti settimanali) sia per il forte legame che viene a crearsi negli anni tra gli estremi di questo sistema. Uno studente ha bisogno di essere seguito, di non essere lasciato in balia di se stesso in mezzo ad un oceano di consegne. Ecco perché si sono adottati metodi estremi per evitare lo slittamento delle lezioni a date incerte, procedendo con la didattica a distanza. La mia opinione a questo punto si scinde in due, perché riuscire a prendere una determinata posizione in questi casi è quasi impossibile.
Ammetto di aver gioito nel rivedere i miei docenti, nell’aver condiviso qualche ora insieme a loro; è stato un piacere incontrare i volti dei miei compagni di corso e tornare a discutere allegramente riguardo le solite questioni armoniche. Ma a fine chiamata, quando la luce verde della webcam si spegne, ascolti l’eco delle tue risate rimbombare nella cameretta, perché le quattro mura le hanno intrappolate.  Per quanto riguarda i conservatori, la questione della didattica a distanza a mio parere è sì realizzabile, ma non è da considerarsi come vero e proprio svolgimento delle lezioni. Parliamo ad esempio delle materie collettive quali musica da camera, musica d’insieme per fiati, pianoforte a quattro mani, quartetto d’archi, ecc..: suonare via Skype sembra abbastanza impossibile per i tempi di latenza dovuti alle differenze nella qualità di connessione tra gli studenti. Alcuni insegnanti hanno così deciso di scindere i gruppi e lavorare con i singoli nel frattempo, ma così, a mio parere, si perde la ratio delle materie, che richiedono proprio una costruzione dell’intesa con gli altri musicisti. C’è chi fa lezioni su Whatsapp, chi invia materiale audio e video ai docenti, chi invece si rifiuta categoricamente di approcciarsi a questi metodi e abbandona i propri allievi.  Allora qual è la cosa giusta da fare? Continuare (purtroppo) a seguire queste direttive, continuare a sentire i nostri docenti e a confrontarci tra noi, e al contempo raggiungere un livello di intimità e di consapevolezza con lo strumento  superiore a come l’abbiamo sempre immaginato. Ci ricorderemo sempre di questo lasso di tempo in cui, con sacralità e devozione, abbiamo finalmente dedicato del tempo a noi stessi.

Gabriele Cavallo

I CONSIGLI DEL PANDA *1

Panda Rock | Panda art, Art, Panda drawingI consigli del Panda
Un film, un libro e una canzone.
Siete in casa da giorni, in televisione ci sono i soliti programmi, non sapete davvero cosa fare? Il Panda arriva in vostro soccorso con questa rubrica salva-noia che vi consiglierà un film da guardare, un libro da leggere e una canzone da ascoltare, per rendere la vostra giornata piena d’arte.

Il film: Cambia la tua vita con un click
Film del 2006 diretto da Frank Coraci e interpretato da un magistrale Adam Sandler, insieme a Christopher Walken e Kate Beckinsale, racconta la storia dell’architetto Michael Newman, sposato con Donna Newman, con la quale ha due figli. Il lavoro non permette al protagonista di dedicare del tempo alla sua famiglia, finché non entra in possesso di un telecomando capace di controllare la realtà. Incapperà in varie peripezie che lo porteranno a capire cosa ritiene davvero importante. Un comedy/fantasy divertente ma che, sotto le buffe gag, vuol dare un messaggio più serio. Consigliatissimo se si vuole passare un’ora e mezza in allegria, per ritrovarsi alla fine del film con il sorriso sulle labbra e una diversa visione delle cose che ci circondano.
Il libro: Guida galattica per autostoppisti
Romanzo fantascientifico del 1979 scritto da Douglas Adams, racconta la storia di Arthur Dent, un uomo che si sveglia una mattina e scopre che delle ruspe gialle stanno per demolire la sua casa per fare spazio ad una superstrada. Quello che non sa è che anche la terra sta per fare la stessa fine della sua casa: il mondo verrà distrutto per costruire una superstrada galattica. Arthur viene salvato dal suo vecchio amico Ford Prefect, che si rivelerà essere un alieno. I due viaggeranno nell’universo con l’ausilio della Guida galattica per autostoppisti, un libro che contiene tutte le nozioni conosciute. Fra incontri inaspettati, luoghi fantascientifici e alieni di tutte le specie, il tutto si ridurrà alla ricerca della domanda della “risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto”. Un libro che detta legge nel genere fantascientifico, con la grande capacità di far immaginare al lettore di trovarsi nei posti che vengono descritti. Utile per evadere dalle nostre case con la fantasia.
La canzone: Coming back to life
Tratto dall’album The Division Bell, il brano dei Pink Floyd del 1993 è un inno alla rinascita. Scritto da David Gilmour, il testo racconta di un taglio netto, un trauma, un abbandono, un cambiamento che, dopo lo sconforto deve essere superato per dare spazio alla speranza e tornare a vivere. Nello stile degli ultimi Pink Floyd post Waters, Coming back to life è la canzone perfetta per questo periodo della nostra vita, è un incoraggiamento a guardare verso il sole e a superare i momenti bui consapevoli che i semi della vita e del cambiamento sono stati piantati. “Sapevo che il momento sarebbe arrivato, per ammazzare il passato e ritornare alla vita”.
Alessandra Altavilla

PARASITE: IL DIVARIO TRA CLASSI SOCIALI NELLO STRAORDINARIO FILM DI BONG JOON-HO

Parasite - 500 Film da vedere prima di morire - RecensionePARASITE: IL DIVARIO TRA CLASSI SOCIALI NELLO STRAORDINARIO FILM DI BONG JOON-HO Prima la Palma d'Oro al Festival di Cannes. Poi il trionfo storico agli Oscar. Parasite, l'ultimo magistrale lavoro del coreano Bong Joon-Ho è l'ennesima conferma della potenza della cinematografia sudcoreana, ancora poco conosciuta in Occidente, nonostante da anni produca pellicole di altissimo livello in svariati generi, dove dramma, violenza, umorismo nero, politica ed erotismo sono spesso gli elementi fondamentali. Filo conduttore del  film è la riflessione su una società stratificata tra due estremi: ricchezza e povertà, perfettamente rappresentata dalle due famiglie protagoniste della storia. Da una parte i Kim, dall'altra i Park: padre, madre, un figlio e una figlia. Apparentemente identiche, se non fosse che a separarli vi è una profonda differenza sociale ed economica. I Kim, vivono nei bassifondi di Seul in uno squallido seminterrato facendo lavoretti a basso costo. I Park, invece, abitano in una meravigliosa villa circondata da grandi vetrate e un immenso giardino. Sarà proprio la lussuosa abitazione, nella sua complessa ma minimalista architettura, il teatro della feroce dinamica di eventi che coinvolgerà le due famiglie. L'opportunità per i Kim di mettere fine al loro futuro incerto e sistemarsi definitivamente si presenta, infatti, quando il figlio Ki-woo, diventa il tutore della bella figlia dei Park Da-hye. Grazie ad un piano astuto e diabolico fatto di imbrogli e documenti falsificati, il ragazzo introduce il resto della famiglia nella casa, facendo assumere la sorella come insegnante d'arte del figlio minore dei Park, la madre come governante ed il padre come autista. La strategia perfetta avrà, però, conseguenze imprevedibili, facendo emergere inquietanti retroscena.
In un crescendo di tensione, i colpi di scena che si susseguono in un calibratissimo mix di generi (black comedy, thriller, drammatico, grottesco) coinvolgono totalmente lo spettatore, portandolo a domandarsi sempre più chi siano i veri parassiti (i Park, nella loro estrema ed esagerata ingenuità, abituati così tanto al loro ricchezza da riconoscere la miseria dal suo sgradevole odore, oppure i Kim, morbosamente desiderosi di integrarsi e vivere in quel lussuoso mondo?), e a chiedersi fin dove l'uomo possa spingersi, in una società dove ci si calpesta l'un l'altro ed impone di essere egoisti e competitivi, per mettere in pratica i propri “piani”, ma soprattutto se sia davvero utile pianificare ed organizzare la vita.
Marilde Pastano