sabato 2 maggio 2020

I consigli del Panda *3


Punk Rock Panda | Art AminoI consigli del Panda *3

Un film, un libro e una canzone.
Siete in casa da giorni, in televisione ci sono i soliti programmi, non sapete davvero cosa fare? Il Panda arriva in vostro soccorso con questa rubrica salva-noia che vi consiglierà un film da guardare, un libro da leggere e una canzone da ascoltare, per rendere la vostra giornata piena d’arte.

Il film: Il castello errante di Howl
Stavolta vi propongo un film d’animazione giapponese diretto dal grande Hayao Miyazaki e prodotto dallo Studio Ghibli. Questo film del 2004 è tratto dall’omonimo romanzo di Diana Wynne Jones, ed è senza dubbio una bellissima favola moderna. Con un’ambientazione di inizio Novecento, nel pieno di una guerra, seguiamo le vicende di Sophie, una giovane cappellaia dall’animo dolce e pacato. Importunata da alcuni gendarmi, improvvisamente compare il misterioso mago Howl, su cui girano leggende terrificanti, a salvarla dai due. Dopo averla messa in salvo ed essere scomparso, la povera Sophie riceve una visita dalla Strega delle Lande che le scaglia una maledizione. Il film si sussegue in scene dai colori vivaci, una colonna sonora delicata che accompagna i protagonisti di questa fiaba con un finale mozzafiato. Un film da vedere e rivedere, instancabile, a mio parere utile per staccare da tutto e viaggiare in un mondo magico, ma non per questo facile.

Il libro: 1984
Celebre romanzo di George Orwell, pubblicato nel 1948 (anno da cui prede spunto il titolo, poiché vengono invertite le ultime due cifre), è un libro che fa parte del sottogenere della fantascienza sociologica, oltre che del genere distopico. Nel 1984 il mondo è diviso in tre potenze totalitarie: Oceania, Eurasia e Estasia, in costante guerra fra loro per il controllo totale della terra. In Oceania esiste un solo partito, il partito socialista del Grande Fratello, che osserva e controlla la vita di tutti i cittadini tramite videocamere e psicopolizia che è pronta ad usare la violenza e l’intimidazione in ogni momento. Anche se, tecnicamente, tutto è permesso, è però proibito fare qualsiasi cosa, dal pensare, all’amore, al divertirsi, insomma, qualsiasi cosa non sia dettata dallo stato, è passabile come violazione. Winston Smith, impiegato del partito incaricato di ‘correggere’ il libri e i giornali già pubblicati, mal sopporta le condizioni del regime, tanto da iniziare a tenere un diario personale in cui esprime i suoi sentimenti. La sua vita cambia radicalmente quando incontra Julia, con cui inizia un rapporto prima di odio, per poi sfociare in un amore non previsto e anzi, punibile dalla dittatura. Un libro che lascia con il fiato sospeso, che mostra come i reggimi totalitari di inizio Novecento abbiano segnato le menti e la letteratura dei tempi seguiti. Una visione si distopica, ma a momenti non troppo dissimile dalla realtà attuale, con il Grande Fratello che tutto vede e tutto sa, paragonabile alla nostra vita guidata dai media. Che dire, consigliatissimo, soprattutto in questo periodo storico in cui ci troviamo.

La canzone: Arrivederci Tristezza
Questo brano del cantautore Brunori Sas, contenuto nel terzo album dell’artista “Il cammino di Santiago in taxi” del 2014 è il racconto del litigio continuo fra ragione e sentimento. Brunori, parlandone dice; “l’ho scritta in dieci minuti in preda ad una sorta di ribellione ironica verso il mio cervello razionale e la mia tendenza ad analizzare, a calcolare, a ridurre tutto a materia e numeri.”  Per un momento, almeno per un po’, l’artista sente il bisogno di staccare, di alleggerire quella mente sempre piena di pensieri, di pressioni, di delusioni, e di abbandonarsi alla sua spensieratezza, per dare modo a se stesso di rinascere. Chiedendo scusa al suo intelletto, e invitandolo a tornare a letto, decide di lasciarsi andare finalmente ad quel poco di tenerezza che ci da la vita, e di lasciarlo in pace, senza dover per forza pensare al futuro, a quello che ci riserva, a quello che sarà. Un brano che, personalmente, mi  commuove per la forza del significato che ha, questo bisogno di leggerezza che ci accomuna e che, di questi tempi, è più preziosa che mai. Come ci consiglia Brunori, dovremmo tutti salutare la tristezza e goderci, almeno per poco, le cose belle che ci circondano. Buon ascolto!
Alessandra Altavilla

giovedì 30 aprile 2020

Legame armonico:Intervista a Palma Cosa

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Per la seconda settimana consecutiva mi occupo di un’intervista. E’ la volta di Palma Cosa: validissima chitarrista del panorama tarantino, conosciuta e stimata in tutta Italia per la sua bravura
(nonché una mia grande amica e collega, con cui ho condiviso alcune esperienze concertistiche).

Palma, so che hai ereditato da tuo padre questa passione per la musica. Raccontaci!
Sì, avevo circa 7 anni quando una sera, seduta per terra di fronte a lui mentre suonava, mi incuriosì il movimento della sua mano destra mentre arpeggiava. Al che gli chiesi come lui facesse a pizzicare in quel modo le corde, e lui (lo ricordo come se fosse ieri) esclamò:”Beh?  Cominciamo?”…Quelle parole hanno segnato, credo per sempre la mia vita..
Come si è sviluppato negli anni lo studio di questo strumento? E come nasce l’estro compositivo di Palma? Anno dopo anno la chitarra per me è diventata una vera e autentica passione senza la quale non saprei vivere, per cui decisi, allora di studiare e diplomarmi al Conservatorio “G. Paisielllo” di Taranto. Dieci anni meravigliosi in cui mi sono dedicata completamente al repertorio, alla tecnica e alla grande potenzialità della chitarra classica attraverso le più belle pagine della letteratura chitarristica come J.S.Bach, H.Villa-Lobos, A.Barrios, F. Tarrega, M.Ponce e tanti altri. Il mio estro compositivo nasce per caso, dopo il mio folgorante incontro dei dischi del grande Micheal Hedges, attraverso tutte quelle sue sonorità mai sentite prima, poiché provenivo dal mondo della chitarra classica. Le sue accordature aperte, la sua tecnica, i suoi tapping armonici e quello stile nel comporre mi hanno davvero incuriosito. Ero all’ultimo anno di Conservatorio e ricordo di essere andata il giorno dopo in un negozio strumenti ad acquistare una chitarra acustica con corde in metallo, e cominciai ad ascoltare i suoi brani in cuffia per cercare di capire come facesse a
suonare in quel modo fantastico. Dopo un anno circa provai a scrivere anch’io il mio primo brano “Occhi grandi”(contenuto nel mio primo Ep “Acoustic Dream”) e da allora non mi sono più fermata.

La tua particolare tecnica, il fingerstyle, incuriosisce sempre il tuo pubblico, è vero? Sì, in effetti è una tecnica tanto complessa quanto bella da vedersi su di un palco, soprattutto quando suono in piedi. La mia tecnica è Fingerstyle e Percussive Guitar che unisce nell’esecuzione melodia, basso, accompagnamento percussivo in in una performance. Credo sia proprio questo che incuriosisce il pubblico che assiste ai miei concerti. E’ una tecnica impegnativa, bisogna studiare tutti i giorni per curare dinamiche e suono, preceduta da una fase di almeno 15 minuti di stretching delle mani se parliamo di tecnica vera a propria.
In qualità di docente di chitarra, cosa ne pensi dell’insegnamento di questo strumento nelle scuole ad indirizzo musicale e nei conservatori? Qual è per un ragazzo il percorso migliore per approfondire questo linguaggio? L’insegnamento dello strumento musicale nelle scuole è sicuramente una grande occasione per avvicinarsi al meraviglioso mondo della Musica, ti dà la possibilità di porre delle ottime basi per accedere allo studio più serio del Conservatorio. Da insegnante credo sia parte della formazione della persona. Insegno da circa vent’anni nella Scuola Media ad Indirizzo Musicale e nell’arco del
triennio vedo spesso una trasformazione radicale del carattere dell’alunno a livello di socializzazione, di metodo di studio anche nella altre materie, di capacità di ascolto, gusto, ecc… Il percorso migliore per un ragazzo che vuole approfondire questo linguaggio è nell’ascolto di musica di qualsiasi genere, partendo dalla musica classica. Oggi le nuove generazioni hanno a disposizione ogni tipo di mezzo tecnologico per cominciare a comprendere il linguaggio universale della musica, a differenza della nostra generazione che si barcamenava con ben altri mezzi di ascolto e con tempi diversi…Se pensiamo a Youtube, oggi in un clic hai tutta la musica che vuoi..!! Dovrebbero inserire l’insegnamento dello strumento musicale a partire dalle elementari, avremmo sicuramente una generazione che cresce all’insegna della bellezza.
Martedì è uscito il tuo nuovo EP “Believe”. Come sono nati i diversi brani? E com’è cambiata Palma rispetto ai lavori precedenti?
“Believe” è il mio secondo album in distribuzione digitale ed in copie fisiche. Mi ritengo molto soddisfatta di questo mio nuovo lavoro, dato tutto il tempo che ci ho dedicato per presentarlo al meglio. I brani sono nati tutti da lunghe sessions di studio, durante le quali mi capitava “tra le dita” una piccola frase melodica, oppure un arpeggio o un particolare ritmo di accompagnamento che mi stuzzicava mentalmente. Per cui, giorno dopo giorno elaboravo tutto finché divenivano temi con un loro senso melodico dall’inizio alla fine e che potesse essere ricordato dall’ascoltatore.
Confrontando “Believe” con “Acoustic Dream” li trovo un po’ diversi; il primo è stato basato più su un impatto tecnico e con molte idee melodiche dentro ogni singolo brano. “Believe” invece lo vedo un lavoro più maturo, chi lo ha ascoltato lo trova melodicamente armonioso ed evocativo. Ho puntato moltissimo sull’impatto melodico, anche se alcuni brani come “Su una nuvola”, “Tempesta” e “Believe” hanno anche una bella componente tecnica che mi hanno gasata tantissimo durante la fase creativa! Attendo ora il parere di chi ascolterà l’album.
Chi ti ha aiutato nella produzione di questo disco? Ho prodotto “Believe” con l’etichetta Trulletto Records di Sebastiano Lillo e Paolo Palmieri, i quali sono stati capaci di far emergere il vero suono naturale della mia chitarra Maton. Due ragazzi molto in gamba, non solo per le loro competenze in materia di registrazione e produzione, ma anche nel particolare mondo digitale e social in cui oggi un disco viene messo in circolazione. È stato ed è tutt’ora una bella esperienza collaborare con loro. Abbiamo creato da zero il mio nuovo disco, hanno curato il lavoro sotto tutti i punti di vista: dalla produzione, alla cura della mia immagine sui miei profili social (Pagina artista Fb e Instagram), al mio canale Youtube Palma Cosa Guitarist. Non è facile oggi trovare una produzione che ti segue passo passo in modo dettagliato come fanno loro con gli artisti. All’interno del mio disco c’è il brano “Tempesta”, unico brano in cui la mia chitarra è accompagnata dalle percussioni. In questo mi sento di fare un grande ringraziamento al mio caro amico Matteo Spinelli, batterista e percussionista che ha saputo dare i giusti colori a tutto il brano. 
Da quel che ho potuto notare sei una chitarrista molto social: vista la situazione attuale, ogni due settimane ti esibisci in diretta su Facebook davanti ad un pubblico virtuale. Quali riflessioni e suggestioni vuoi condividere con noi? La situazione attuale non è delle migliori in tutto il mondo, infatti ognuno di noi sta cercando un modo per affrontare questo particolare momento storico. Noi musicisti, ad esempio, ci organizziamo con le dirette sui social, lezioni, appuntamenti che possono creare non solo un interesse ma che può anche essere un modo per sentirsi vicini….Quale modo migliore se non la musica?
È bello vedere amici, colleghi o conoscenti in collegamento da ogni parte d’Italia (e non solo) che sistematicamente guardano la mia diretta e mi scrivono, mi rivolgono domande o semplicemente mi fanno un saluto. Tutto questo poi diventa reale e non più virtuale, un affetto dimostrato con tantissime visualizzazioni in poco tempo, richieste di nuove dirette, interviste, nuove collaborazioni.. ecc.. Per me significherà andare avanti cercando di dare sempre il meglio di ciò che posso offrire musicalmente ad un pubblico sempre più numeroso che mi segue con affetto sincero.
Bene, grazie Palma per questa bellissima conversazione, non ci resta che ascoltare il tuo disco e seguirti per i prossimi appuntamenti in streaming e (speriamo presto) anche live!
Gabriele Cavallo

lunedì 20 aprile 2020

Legame Armonico...Esclusivo, intervista a Vittorio Martellotta!

Intervista a cura di Gabriele Cavallo.
Oggi mi trovo a chiacchierare con uno dei chitarristi emergenti del panorama Pugliese: vi parlo di Vittorio Martellotta, direttamente dalla città dei trulli, grande amico con cui ho condiviso una non breve esperienza di concerti. Ho sempre ammirato la sua ricerca del Suono, con la S maiuscola, il suo meticoloso e capillare studio sulla precisione.
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Vittorio, come nasce l’amore per questo strumento? E in che modo ha cambiato la pianificazione del tuo futuro? Innanzitutto ti ringrazio per i complimenti e per avermi dato la possibilità di parlare del mio progetto. Diciamo che la musica è sempre stata presente nella mia famiglia, mio padre e il mio bisnonno fisarmonicisti, il mio nonno materno chitarrista e bassista, mia madre ascoltatrice seriale di musica anni ‘80, gli stimoli di certo non sono mancati. Tuttavia, in un primo momento da bambino non ero per nulla attratto dalla musica, men che meno dagli strumenti musicali (nonostante casa mia ne fosse piena).
Ciononostante, verso i 10/11 anni, scattò qualcosa in me che mi portò verso la chitarra, e come accade molte volte in questi casi, iniziai a “giocare” con una chitarra inutilizzata che avevo in casa e con cui successivamente iniziai a prendere le mie prime lezioni. In tutto questo posso dire che la musica non ha cambiato la mia pianificazione del futuro. Ora che ci penso, ho sempre avuto chiaro il percorso che intendevo fare: studiare al conservatorio, migliorarmi e lavorare con la musica.
Per chi non lo sapesse, Vittorio proviene da una formazione prettamente classica (si è diplomato al Conservatorio di Monopoli anni fa). Com’è il tuo rapporto con il panorama classico? Conservi ancora alcuni “stilemi”? Hai unito la tecnica classica all’approccio con la chitarra elettrica? E cosa ne pensi dell’attuale metodo dell’insegnamento di questo strumento in conservatorio (sia nel dipartimento classico che in quello jazz/pop)? Attualmente sono un po’ fuori dal “giro” della musica classica, anche se ogni tanto mi capita di tenere qualche piccola esibizione in formazione di musica da camera.  In ogni caso posso dire che lo studio della tecnica classica mi ha agevolato molto sulla chitarra elettrica. Una volta che riesci a sviluppare la tecnica “corretta” hai molta più facilità ad approcciarti sulla chitarra elettrica, o almeno è stato così per me.
Per quanto riguarda l’insegnamento in conservatorio posso parlarti della mia esperienza nel dipartimento classico. L’aspetto didattico allo strumento che si trova in conservatorio, a mio parere è il tipo di approccio migliore che si possa trovare. Ci si concentra tantissimo sull’espressività, la ricerca del tocco, del “colore” del suono, la “proiezione” sonora, tutti elementi che ho cercato di trasferire sulla chitarra elettrica e che secondo me vengono un po’ troppo trascurati nell’ambito moderno. Molto spesso infatti mi capita di sentire chitarristi fenomenali, con una tecnica incredibile ma con un suono e un tocco che non gli rende per niente giustizia.
Giovedì esce il tuo nuovo singolo che si intitola “Beyond”. Come ti dissi in privato, lo considero molto organizzato nelle sue parti, solido nella sua struttura, oltre che essere molto chiaro dal punto di vista armonico e melodico. Come nasce un brano di Vittorio Martellotta? Qual è il suo iter compositivo? Sei sempre soddisfatto dei tuoi lavori o c’è stato qualcosa che in passato hai cestinato? Come è facile intuire Beyond l’ho composto durante questo periodo “particolare” che stiamo vivendo, ma vi risparmierò tutte le eventuali retoriche del caso. Semplicemente, una volta che la situazione ha preso una certa piega ho deciso di sfruttare il tempo a disposizione per comporre altro materiale e lavorare su “me stesso” dal punto di vista artistico e professionale, studiando e cercando di migliorare i miei punti deboli. Venendo quindi al brano, ho cercato di lavorare molto sui “contrasti”.  A livello compositivo è basato su una semplice ma energica idea melodica che si contrappone a delle sezioni più meditative ed aggressive con le quali ho cercato di dare dei “colpi di scena” musicali e creare degli “ambienti sonori”.  In generale quando compongo cerco sempre di rappresentare delle “scene musicali”, delle immagini, come se si trattasse di un film. Per come sono io non sono mai soddisfatto sempre al 100 % dei miei lavori, ma per un motivo molto semplice: cerco sempre di migliorarmi nel corso del tempo, sia a livello di composizione che di produzione, e mi pongo una “mentalità a step”, ovvero, una volta finito il lavoro mi pongo la domanda: “Ok, adesso bisogna salire di livello. Cosa devo migliorare? Cosa c’è che ancora non mi piace?”. Può sembrare una visione un po’ troppo pignola e perfezionista, ma è l’unico modo che ti permette di migliorarti nel corso del tempo e crescere. Il mio iter compositivo è abbastanza semplice: appena mi viene un’idea la registro al volo, anche sul telefono e successivamente inizio a svilupparla in studio. Molto spesso si incontrano difficoltà o blocchi durante il processo, ma quando succede ho capito che è importante non forzare le cose e non fossilizzarsi su una sola idea, in quel caso la metto da parte e passo ad altro. Tante volte è successo che un’idea che non aveva trovato sviluppo per un brano precedente ha trovato la collocazione in un altro. Per fare un esempio, l’arpeggio di “The Walking Tree” è rimasto registrato sul mio telefono per 4 anni, quando ad un certo punto riascoltandolo dopo tantissimo tempo è sfociato in un brano completo, in maniera naturale. In conclusione di ciò, posso dire che secondo me non andrebbe mai cestinato nulla, tutto può sempre tornare “utile” in futuro.
Questo non è il primo lavoro che hai pubblicato. Due anni fa usciva un EP dal nome “The Children Are Playing”: parlaci di questo prodotto discografico. Com’è cambiato Vittorio da allora? Diciamo che è stata la mia prima esperienza “autonoma” dal punto di vista della produzione e della registrazione, e nonostante per certi versi possa sembrare un lavoro un po’ acerbo, ci tengo particolarmente, perché per me rappresenta il primo passo nel mondo della musica strumentale in veste di “artista solista”. Venendo all’aspetto personale, posso dire che a due anni di distanza dal primo lavoro penso di essere cambiato molto, anche per via del fatto che cerco sempre il miglioramento, il passo successivo, cerco per quanto possibile di non fermarmi mai.
Domanda di rito per ogni artista: quali sono i tuoi programmi per il futuro? Per quest’anno ho intenzione di pubblicare altri singoli a intervalli “regolari”. Ho scelto questa strada rispetto alla pubblicazione di un EP perché al momento è l’opzione che si concilia meglio con i miei ritmi lavorativi e di vita in generale. Essendo concentrato su un singolo brano per volta, mi permette di dedicarmi al meglio sulla composizione e sulla produzione, dato che ora come ora per me non avrebbe senso far uscire un’EP o un album ogni due anni e non poterci dedicare tutto il tempo che voglio visto che avrei a che fare con più brani da gestire contemporaneamente. Penso infatti che nella fase iniziale di un’artista è più utile tirare fuori qualcosa di piccolo, qualitativamente al top, ma con costanza, piuttosto che un mega album con 28 brani e poi sparire per altri 2/3 anni. Quello lo lasciamo fare ai TOOL che possono uscire con un album ogni 10 anni.
Grazie mille per questa deliziosa e costruttiva chiacchierata, e non ci resta che aspettare giovedì 23 per ascoltare la tua nuovissima “Beyond”!
Vi ricordiamo che il singolo sarà disponibile sul canale YouTube di Vittorio e potrete scaricarlo gratuitamente sulla sua pagina BandCamp. Da domenica 26 il singolo sarà disponibile anche su Spotify.

venerdì 17 aprile 2020

CORONAVIRUS “IL MALE PORTA VIA LUIS SEPULVEDA” UNA VITA PER LA LETTERATURA E LA LOTTA

Épinglé sur Dibujos y caricaturasA causa del male del millennio, il coronavirus ci ha lasciati Luis Sepúlveda  scrittore, giornalista, sceneggiatore, poeta, regista e attivista cileno naturalizzato francese.
Nato in Cile, Sepúlveda ha lasciato il suo Paese al termine di un'intensa stagione di attività politica, conclusasi drammaticamente con l'incarcerazione da parte del regime del generale Augusto Pinochet. Ha viaggiato a lungo in America Latina e poi nel resto del mondo, anche al seguito degli equipaggi di Greenpeace. Dopo aver risieduto ad Amburgo e a Parigi, è andato a vivere in Spagna.
Autore di libri di poesia, «radioromanzi» e racconti – oltre allo spagnolo, sua lingua madre, parlava correttamente inglese, francese e italiano – ha conquistato la scena letteraria con il suo primo romanzo, Il vecchio che leggeva romanzi d'amore, apparso per la prima volta in Spagna nel 1989 e in Italia nel 1993. Ha pubblicato da allora numerosi altri romanzi, raccolte di racconti e libri di viaggio, tra i quali spicca Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare.
Da giovane Luis crebbe a Valparaíso, in Cile, con il nonno paterno e con uno zio, entrambi anarchici, che gli instillarono l'amore per i romanzi di avventura di Cervantes, Salgari, Conrad, Melville. La vocazione letteraria si manifestò poco dopo e a scuola scriveva racconti e poesie per il giornalino d'istituto. Quindicenne si iscrisse alla Gioventù comunista. A diciassette anni iniziò a lavorare come redattore del quotidiano Clarín e poi in radio. Nel 1969 vinse il Premio Casa de las Americas per il suo primo libro di racconti, Crónicas de Pedro Nadie, e una borsa di studio di cinque anni per l'Università Lomonosov di Mosca. Nella capitale sovietica rimase però solo pochi mesi; venne infatti espulso per "atteggiamenti contrari alla morale proletaria" a causa dei contatti con alcuni dissidenti, secondo altri avrebbe avuto una relazione con una professoressa che, oltretutto, era moglie del direttore dell'Istituto ricerche marxiste. Produzione letteraria e impegno politico «Il treno parte da Antofagasta, sulla costa settentrionale cilena, e inizia un viaggio di seicento chilometri in direzione nord-est, attraverso il deserto più arido del pianeta, quello di Atacama, e dopo due giorni penosi riesce a risalire i cinquemila e tanti metri che lo portano fino a Ollagüe, sulla frontiera con la Bolivia. È un treno molto lento.»  (Luis Sepúlveda, Patagonia Express, 1995)
Dopo il ritorno in Cile abbandonò la casa paterna per contrasti con il padre e, al contempo, venne espulso anche dalla Gioventù comunista. Si trasferì allora in Bolivia, dove militò tra le file dell'Esercito di Liberazione Nazionale. Tornato in Cile e conseguito il diploma di regista teatrale, continuò a scrivere racconti e lavorò ad allestimenti teatrali e alla radio (oltre ad essere responsabile di una cooperativa agricola). Entrò anche a far parte del Partito Socialista e della guardia personale del presidente cileno Salvador Allende, il Grupo de Amigos Personales (GAP).
A seguito del colpo di Stato militare di Pinochet, Luis Sepúlveda, che si trovava nel palazzo presidenziale (dove morì Allende), venne arrestato e torturato. Passò sette mesi in una cella minuscola in cui era impossibile stare anche solo sdraiati o in piedi. Grazie alle forti pressioni di Amnesty International venne scarcerato e ricominciò a fare teatro ispirato alle sue convinzioni politiche. Questo gli costò un secondo arresto: data la notorietà del personaggio, la giunta militare, che in quegli anni fu responsabile del dramma dei desaparecidos cileni, lo processò ufficialmente ed egli ebbe una condanna all'ergastolo che poi, sempre su pressione di Amnesty International, fu commutata nella pena di otto anni d'esilio. In tutto passò due anni e mezzo in carcere.
Nel 1977 lasciò il Cile per andare in aereo in Svezia, dove avrebbe dovuto insegnare lo spagnolo e dove il governo di Thorbjörn Fälldin gli aveva concesso l'asilo politico. Al primo scalo, a Buenos Aires, Sepulveda scappò con l'intenzione di recarsi in Uruguay. Molti dei suoi amici argentini e uruguaiani erano in prigione o erano stati uccisi dai governi dittatoriali di quei Paesi, perciò si diresse prima verso il Brasile, a San Paolo, e poi in Paraguay, Paese che dovette in seguito lasciare per problemi con il regime locale. Si stabilì infine a Quito, in Ecuador, ospite del suo amico Jorge Enrique Adoum. Qui riprese a fare teatro e prese parte a una spedizione dell'UNESCO dedicata allo studio dell'impatto della civiltà sugli indios Shuar. Durante la spedizione ebbe modo di vivere per sette mesi a stretto contatto con gli indios (nativi americani) e arrivò a capire i motivi per i quali i principi del marxismo-leninismo che aveva studiato non erano applicabili all'America Latina, in quanto abitata per la maggior parte da popolazioni rurali dipendenti dall'ambiente naturale.
Nel 1978 raggiunse le Brigate Internazionali Simon Bolivar che stavano combattendo in Nicaragua. Dopo la vittoria nella rivoluzione iniziò a lavorare come giornalista e l'anno successivo si trasferì in Europa. Si stabilì ad Amburgo per la sua ammirazione nei confronti della letteratura tedesca (aveva imparato la lingua in carcere), specialmente per i romantici come Novalis e Hölderlin. Lavorò come giornalista facendo molti viaggi tra Sud America e Africa. Visse poi in Francia per un lungo periodo e prese la cittadinanza francese.
Nel 1982 venne in contatto con l'organizzazione ecologista Greenpeace e lavorò fino al 1987 come membro di equipaggio su una delle loro navi; successivamente agì come coordinatore tra i vari settori dell'organizzazione. Nel 1989 poté ritornare in Cile, ma dal 1996 visse in Spagna a Gijón fino al 27 febbraio 2020.  Nel febbraio 2020 Sepúlveda viene contagiato dal SARS-CoV-2; in quei giorni era in Portogallo, ospite al festival letterario del Correntes d’Escritas, tenutosi a Povoa de Varzim, nel nord ovest del territorio lusitano dal 15 al 23 febbraio. Avverte i primi sintomi di COVID-19 il 25 febbraio e due giorni dopo viene ricoverato al Hospital Universitario Central de Asturias di Oviedo, dove muore il 16 aprile seguente. Era sposato in prime nozze la poetessa Carmen Yáñez, che gli ha dato un figlio.
Antonio Di Lena
Premi e riconoscimenti
Premio "Casa de las Americas" (1969)
Premio "Gabriela Mistral" per la poesia (1976)
Premio "Città Alcala de Henares" (1985)
Premio "Tigre Juan" (1988)
Premio "Racconto breve "La Felguera"" (1990)
Premio "France Culture Award Etrangère" (1992)
Premio "Relais H Prix d'Evasion romana" (1992)
Premio Internazionale "Ennio Flaiano" (1994)
Premio Internazionale "Grinzane Cavour" (1996)
Premio "Ovidio International Award" (1996)
Premio "Terra Award" (1997)
Premio della Critica in Cile (2001)
Premio "Primavera Fiction Prize" (2009)
Premio Chiara alla Carriera (2014)[6]
Premio "Taobuk Award" per l'eccellenza letteraria (2014)[7]
Premio letterario Alessandro Manzoni alla carriera (2015)
Ordine delle arti e delle lettere (Cavaliere)
Dottore Honoris Causa dalla Facoltà di Lettere presso l'Università di Tolone (Francia)
Dottore Honoris Causa dalla Facoltà di Lettere presso l'Università di Urbino (Italia)
Cittadino onorario del comune di Pietrasanta (LU) dal 2005

NUOVO SITO

CI SIAMO TRASFERITI ALL'INDIRIZZO  www.suonidelsilenzio.it